31 agosto 2008

Di pesche e cioccolato.

Massì, ci andava di fare anche una torta. Da dividere coi vicini dell 12, gli ultimi rimasti, per festeggiare la fine dell'estate. Avevamo un sacchetto di farina aperto per metà, di quella autolievitante. Due pesche tristissime. Una cucchiaiata di gocce di cioccolato e un vasetto di yogurt magro. Così, insieme a due uova e un pò di zucchero di canna, la PrinciChef ha dato una bella mescolata a tutto, tagliuzzando con precisione millimetrica le pesche che da tristissime sono diventate gasate e simpatiche. Infornate nello stampo di gomma, quello dove non serve nemmeno un briciolo di burro, ed ecco qua. La sontuosa torta riciclata è pronta, fatta con le cose che non trasporti perchè è ridicolo ma che sarebbe un peccato vero buttare via, che nessun altro si ferma in vacanza, e quindi a nessuno, come tradizione vuole in questo villaggio, puoi lasciare gli avanzi tuoi, la marmellata a metà, il caffè appena aperto, il detersivo per i piatti. Essendo sempre l'ultima a partire, mi ritrovo spesso con il frigorifero e la dispensa stra-stra-pieno della spesa degli altri, che me ne hanno fatto dono. In fondo, partire per ultima non è poi così male.

Chi di rucola colpisce.

Non che sia proprio bravissima in economia domestica. Diciamo poprio no. Però, cerco di arrivare almeno alla sufficienza, stiracchiata, ma sufficienza. Mi impegno. Non che sia proprio bravissima a fare le valigie. Ennò, disse la voce fuori campo, passi per l'economia, ma le valigie, eh beh, quelle almeno me le deve saper fare. Non so fare la valigia del frigorifero. Non lo so svuotare. E che ci vuole, uno si accuccia lì davanti con un bel sacchetto di colore sgargiante, e ficca tutto dentro alla rinfusa, magari poi inserisce il sacchetto in una borsa termica ed è tutto fatto. No, no e no. Io avanzo. Tengo lì. Mi piange il cuore buttar via i limoni, il tubetto della maionese strizzato, quella povera prugna che mi guarda dal cassetto trasparente laggiù. Così, cerco di impiegare gli avanzi prima della mesta partenza. SI ben comprende che, in una magione dove hanno soggiornato nugoli di ragazzoni tutt'altro che inappetenti, gli avanzi possano, eccome, essere consistenti. nè sono valse le cene SiMangiaQuelCheC'è. Una povera mozzarella scadeva quest'oggi, la PrinciBiondissima e la scrivente hanno pensato di darle degna fine su un plebeo rotolo di base per la pizza già stesa. E poi, per dare un tocco di colore, una manciata di rucola nelle buste, che niente è più triste di vedere lentamente venir meno la rucola lavata dentro il suo sacchetto del supermercato. Così, è saltata fuori questa pizza inusuale, allegra nella sua sempicità. Qualcuno avrebbe il coraggio di dire che sono soltanto avanzi?

03 aprile 2008

Trazione integrale.

Quando m'acchiappa, m'acchiappa. Una torta veloce e semplice, la solita solita, quella noiosa, talmente genuina che insomma, non è che impazziscano proprio, in casa. Loro adorano i dolci complicati, i cannoli, magari, le meringhe, che Dio le abbia in gloria, ma quando è difficile fare una meringa degna di questo dolcissimo nome, che io ho dato qualche estate fa a una candida gatta randagia, mamma di un candido gattino randagio chiamato Burro? Ma, meringhe a parte, direi proprio che questa torta è, come dire, la torta della bisnonna. O della tristrisnonna. La base è la solita, solo, con la farina super-integrale-di-grano-saraceno-macinata-a-pietra-con-le-sante-manone-del-mugnaio. E poi, con lo zucchero che mi ha rubato il cuore. In verità, ho aggiunto anche un mezzo vasetto di amido di mais, così, per rendere il tutto più soffice. La mia torta integrale è pronta, fragrante e profumata. Certo, saporita non lo è, ma permette alle figliole che transitano in questa casa di azzannarne una fettina senza grossi sensi di colpa. Già questo basta a farmela adorare, testè.

30 marzo 2008

Basta il Basmati.

Oggi, gasata come sono per tutte le vicende, siamo sull'esotico. Adoro il riso basmati in qualunque modo esso mi venga proposto. Ho adorato il ristorante thai di Londra dove mi è stato servito in una specie di barattolino di bambù che, se non avessi avuto vergogna, paura e se non fossi più che educata e sapessi benissimo che queste cose non si fanno, beh, me lo sarei infilato nella borsa, da quanto era carino. Una sera di queste riproverò a fare una cena interamente thai, mi piace e mi piace assai, così faccio pure la rima e non ci penso più. Questa insalata di riso basmati nientissimo ha a che vedere con la cucina thailandese, ed è comunque molto gradevole. Semplice e velocissima, colorata e profumata quanto basta. Un pò come il giardino, insomma. Ma ecco svelato qual che occorre per una sciccheria di siffatta portata.
Prima di tutto, il riso basmati.
Poi una cipolla rossa di tropea, che ancora insistono a chiamarla Rossa, ma signori miei, lo vedete o non che essa è VIOLA?
Una decina di pomodorini secchi sottolio ma sgocciolatissimi.
Una scatoletta di tonno, sgocciolatissimo anch'esso.
Una confezione di feta.
Un pizzico di sale, ma è superfluo ricordarlo, c'è già la feta.
Procedimento, nessuno o quasi, salvo lessare il riso piuttosto al dente e mescolare tuti gli ingredienti.
Una bella ciotola, un bel cucchiaione, e tante scodelline da riempire.
Certo, se avessi i cestini di bambù....

Magica polverina.

Non è mistero. La torta è sempre la solita. Di quelle semplici, giusta per sostituire le merendine industriali, non sto diventando nè bio nè vegana, nè fissata nè equa e solidale, niente di tutto questo, solo ci sto più attenta, ecco, a essere più naturale, ma in fondo sono cose mie proprie interne e allora con la torta, ma mi vuoi dire che cosa c'entra? La torta, questa qui, è di una banalità rivoltante, a starci attenti nemmeno si pesano gli ingredienti, vado a memoria, è una specie di torta dei vasetti e chi non la sa fare. Comunque, questa qui, ha una polverina che la rende unica. No, non è da annusare, è solo da mettere in luogo dello zucchero. La polverina di cui vò parlando è uno zucchero di canna proveniente dalle Filippine, che si chiama Mascobado, e che già il nome a ricordartelo fai fatica, ma che rende spaziale ed esotica anche la più umile delle torte. Fine della ricetta. Insomma, questo zucchero qui, profumato e marroncino, recita la parte delle perle sul tubino nero. Puoi anche essere apparecchiata sul semplice, ma la perla, signora mia, è sempre la perla. Si trova nei negozi Equo Solidali. Lo zucchero, non la perla.

Ricetta della Torta Semplice.

Un vasetto di yogurt qualunque, meglio se alla vaniglia

3 uova

Mezzo vasetto di olio ai frutti

1 bustina di lievito

3 vasetti di farina

1 vasetto di questo zucchero Mascobado che è una vera meraviglia

Si mescola tutto, si sceglie un bello stampo, anche di silicone, perchè no, e si inforna a 180 per una mezz'ora.

Non di più.

Si ringrazia la manina della PrinciZuccherosa che ha posato per questa immagine. Non questa, l'altra.

28 marzo 2008

Ripiena, è la zucchina!

La zucchina. Svolgimento. La Zucchina è un ortaggio verde e oblungo che si trova nei banchi del mercato ad ogni stagione. Solo, cambia di un tantino il suo prezzo. La Zucchina è versatile e accondiscendente, essa si lascia cucinare senza tante storie, bollita, impanata, impastellata e così via. Pure sott'olio e sottaceto. La Zucchina è bislunga ma anche tonda, verde chiaro ma anche verde scuro. Famosa è la Zucchina che, gira gira, và sempre proprio là, diciamo, dall'ortolano. E abbiamo detto tutto. I miei figli hanno scoperto ultimamente il sublime sapore delle Zucchine Ripiene dell'Esselunga. Mi prostro, un giorno ero così di fretta e in ritardo che sì, ho ceduto al richiamo del Pronti In Tavola, dove trovi anche le carote bollite, se vuoi, e pensare che sono sempre inorridita pensando Ma Chi Diavolo Avrà il Coraggio DI Comprare Le Carote Bollite? Bene, ce l'ho avuto io, e quindi niente storie, qualche volta è di vitale importanze, e il Pronto In Tavola mi si presenta come una zattera di salvataggio. Ma quale non fu la mia idea geniale quando, nella calma mattutina della mia linda cucina, ho ricreato l'incantesimo e la zucchina ripiena, deh, quest'oggi ve la fa mammina vostra. La mia zucchina ripiena è siffatta, semplice, elegante, di Gucci con manico in bambù. Ricotta e prosciutto a cubetti, due uova, per 800 grammi di zucchine, e una generosa spolverata di parmigiano, di Gucci anch'esso stesso medesimo. I figlioli mi hanno portato in trionfo. E io sono, sotto sotto, molto soddisfatta. Buon risultato, minimo impegno, piatto veloce, leggero e rinfrescante. Eh, sì, che ci volete fare, la Zucchina, in qualunque modo tu la intenda, ti dà sempre la tua bella fetta di soddisfazione. Purchè non si comporti come dall'ortolano.

16 marzo 2008

Così semplici.

Di una semplicità rivoltante. Qualche volta, con un minimo di inventiva si possono raggiungere risultati eclatanti. Il Budino alla Menta alla festa di ieri sera, ha avuto un successone. Certo, data la modestia del progetto, ha avuto bisogno di un pò di scenografia. I bicchierini di Ikea avvolti in un tullino viola e fermati con un cordoncino crema, che teneva fermo il cucchiaino. Mica robe da tutti i giorni! E poi, anzichè far avvicinare i commensali col naso arricciato, Cos'è Questo? beh, è un attimo, si ricama con maestria su una tovaglietta la dicitura esatta e voilà. In questo modo, e glielo dico sottovoce signora mia, che lei a queste cose è poco avvezza, si fa perdonare del fatto che il budino è uno delle buste. Spolverizzato di cioccolato fondente al 70% di Giraudi, però. Come dire, il diavolo e l'acqua santa.

Stesso identico procedimento per il cous cous. Facilissimo da comporre, una base di cous cous benissimo sgranato, cipolla rossa, pomodori e peperoni per dare un tocco di colore, un soffio di curry e uno di sale, una generosa spruzzata di lime. Il mio cous cous si fa così. E poi, si recuperano delle scodelline monodose, si fissa un nastrino con la colla ed ecco pronto un meraviglioso cous cous da viaggio. Che donna multitasking sarò mai!



21 febbraio 2008

L'infrafetta.

Niente da fare. La ferocissima Sindrome MdP colpisce, eccome se colpisce. Intesa come Sindrome da Macchina del Pane, a dire Ma Come Ho Fatto Senza, e cose del genere. Dovrebbero darmi un riconoscimento. Ne ho regalate tre, ne tesso le lodi e sono in assoluto una Hard User, dove hard non è da intendere con sottofondi e retropensieri. Faccio tonnellate di esperimenti, tutto qua, e la maggior parte riescono. In questi giorni mi è punta vaghezza di preparare le fette biscottate. Tradisco così il mio fidanzato e buona notte. In realtà, il tradimento è stato compiuto grazie allo scellerato acquisto di un libro dal quale ho tratto la ricetta e una decina di spunti per i prossimi giorni, le feste pasquali, i pic nic sui prati e altre amenità. L'unica cosa è che la fetta biscottata è venuta, come dire, infradito. La pala della MdP si è incastrata con grazia nell'impasto, dando origine a questa meraviglia di architettura. L'infrafetta, si sa, sarà il vero must have della prossima stagione, sulla tavola della vostra colazione o merenda, ben farcita di Nutella o marmellata fatta in casa, o pucciata così, solinga e fiera, nel caffelatte. Molto chic, questa infrafetta. E per farla, non avete che da....
Possedere una macchina del pane.
Seguire le mie istruzioni.
190 ml di latte
80 ml di acqua
450 gr di farina (io ho usato la Manitoba)
1 bustina di lievito secco
1,5 cucchiaini di sale
40 gr di burro sciolto nel latte
15 gr di zucchero
programma base, per il pane normale.
Poi, dovete aver cura di tagliare le fette tutte uguali, lasciarle aciugare all'aria e se volete, passarle in forno o nel tostapane. Se ve ne resta il tempo. però. I miei figlioli ne hanno spazzolato più di metà, anche senza il passaggio della biscottatura. Ma si sa, iene sono.

15 febbraio 2008

Romantic Cake.

Così, nuda e cruda. Senza nemmeno una spolverata di zucchero a velo o di polvere di cocco, nella sua interezza, nella sua pienezza di cacao, nella sua forma voluttuosa. La Torta per eccellenza, di sa, è al cioccolato. Quella ivi immortalata è, per evidenti esigenze di copione...una torta pronta. E non faccia quella faccia lì, io le faccio le torte normali, cosa crede, mica vivo di preparati Cameo come questi, e che diamine! Però, questa Tentazione al Cocco costava così poco al supermercato che ne ho comprate due, in attesa dell'occasione più adatta per sfornarla. Detto, fatto. E siccome fa ancora quella faccia da cetriolo sottaceto, ecco qua, se proprio insiste, la ricetta della Tentazione al Cocco senza la scritta Tentazione al Cocco. Contenta?
2 uova
60 gr di cacao
140 gr di zucchero
100 gr di burro ( ma io ho messo la ricotta)
280 gr di farina
200 gr di cocco
Mescoli tutto insieme e metta in forno a 180 gradi per mezz'ora, in un elegantissimo stampo al silicone blu elettrico comprato alla Lidl per 4,50 euro.
E se proprio vuole ci sfarfalli sopra ancora del cocco. Così, per non farsi mancare niente.

Romantic Bread.

La ricetta è banale. Un semplice pane di acqua e farina, senza troppi pasticci, il programma 1 della macchina del pane, grande, grandissima invenzione di questo nuovo millennio. Insomma, non è tanto il pane quanto la forma. In realtà c'è una variante in corso d'opera, nel senso che sì, si fa il pane nella macchina, ma solo l'impasto, bellezza, che poi lo devi posizionare con cura nello stampo che ti farà saltar fuori non già le normali fette quadrate, che volgarità, ma queste qui, a cuore, a stella e a fiorellino. Sono dei tubi nei quali infilarci l'impasto e voilà, dopo aver cotto nel forno normale a 220 gradi per 20 minuti e a 180 gradi per 45, ecco la meraviglia compiersi. Tubi acquistati da De Carlo a Torino, proprio lì, accanto al Palazzo Carignano. Un figurone, insomma. San Valentino o no, che classe, singor amia, che classe!

05 febbraio 2008

L'orrida torta.

Deh, come lo so.
E' brutta.
Bruciata, piuttosto.
Squacciata.
Certo, non una delizia a vedersi.
Essa è una torta di mele. Quella di Cavoletto. Solo, a lei vengono sempre tutte belle chiare, fotogeniche, perfette. Ma non dispero mica, certo che no.
Anche perchè questo tortino qui segna la rinascita, finalmente, di Santa Polenta.
Lo avevo un pò trascurato, vero verissimo, ma insomma, non stiamo tanto lì a girarci inotrno, sono qui, la torta è qui, brutta finchè volete, ma con un sapore che è un vero delirio. Dovrò decidermi a non usare più quel malefico stampo in silicone: è colpa sua, secondo me.
La ricetta di questa meravigliosa Torta di mele Rovesciata la trovate qui.
Vi verrà certamente meglio.
Deh, come lo so.

22 gennaio 2008

Ma vaffancake!

Non trovo soluzione. I miei cake, piatto che adoro, vengono sempre così brutti, poveri, ma così brutti che a stento ho cuore di immortalarli. Buoni, però.


Questo qui l'ho provato in una sera di delirio vero, quadno a casa niente di appetitoso c'era pronto alla bisogna e mi sono perciò dovuta arrabattare con le cose che ho reperito nelle stanze nascosto del mio frigorifero. Cavoletti di Bruxelles, sì, quelli che originano smorfie di disgusto nei miei figlioli tutti, nocciole e feta. Un bell'insieme. Certo, non è mica farina del mio sacco. L'ho preso da qui, e devo dire che è piuttosto semplice, forse più a farsi che a dirsi.


Certo, è brutto. Lo so bene. Però è gradevole di sapore, insomma, con quel piatto violettino fa anche la sua figura e allora, affancake anche la fotografia!


Ingredienti per una tale bruttura.
La ricetta di base del cake è sempre la stessa, all'impasto base uno si può èermettere di aggiungere ogni sorta di delirio gastronomico, purchè sia legale, di libera vendito e/o coltivazione.
380 gr di farina
10 cl di latte parzialmente scremato
10 cl di oilio vegetale
100 gr di gruyère grattugiato
1 busitna di lievito
sale e pepe a piacer vostro.
A tutto ciò io ho aggiunto una quindicina di cavoletti lessati, una decina di nocciole spellate e una confezione di feta.
Esotico, insolito, piaciuto quasi a tutti.
Quasi.

05 novembre 2007

Un giro di Linzer.

E' buonissima. Certo non bella. Un tipo. Bella dentro. La Linzer Torte è in assoluto la torta che preferisco. Certo, potevo fare di meglio. Potevo far riposare la frolla un pò di più, invece che tirarla fuori solo dopo mezz'ora, che non avevo più tempo, anche se era domenica, ma avevano tutti voglia di merenda e allora come si fa. Potevo anche metterci la sua marmellata adatta, quella di lamponi, invece di quella alle amarene selvatiche che mi ha regalato Perec. Comunque, il risultato è stato rispettabile, nonostante la Princi ed io ancora non siamo così brave a fare le striscioline della crostata. Sù, sù, poche storie. La ricetta l'ho presa da Sigrid. E per piacere, vietato confrontare le fotografie. Sei meno meno a Santa Polenta. E la prossima volta, si applichi di più.

25 ottobre 2007

La torta delle beffe.


A guardarla vien da fare non proprio slurp, ma bleah. E di bleah si tratta. Bleah hanno fatto i miei figlioli quando hanno sollevato il tovagliolo che pietosamente vi avete apposto sopra per celarne la vista e occultarla al loro primo momento di distrazione. Bleah ha fatto la scrivente quando cercando con maestria di togliere il dolce semicrudo da quell'odioso stampo di silicone, che Dio l'abbia in gloria. Ho cercato, disperatamente di darle un aspetto cristiano, umano, quasi, commestibile, normale, insomma. E, beffa delle beffe, non è mica un dolce complicatissimo, di quello che ci vuole la tal farina macinata a pietra, il tal sale di Nonsodove, il tal zucchero del mar dei Caraibi, il tal burro semisalato e semilavorato. Mannò. Fatto sta ed è che l'esotica torta cocco e cioccolato, signori miei, eccola qua, ve la presento, squacciata, spiaccicatissima e semicruda, orrenda nel suo essere intrinseco, il gusto non male, in verità vi dico, ma un delirio da mangiare, col cucchiaino e nelle coppette, se no è il cane che si nutre, dacchè le briciole cadono a destra e a manca, e i miei figli mi dicono No Grazie Mamma Sono Sazio, e se ne vanno con una scusa, Ma Come, tuono io, Non Vi Avevo Insegnato Che non Ci si Alza da Tavola?????? Deh, lasciali andare, donna. Lasciali sciamare festosi verso le loro umile stanzette. E tu, fedifraga, confessa. E io, in ginocchio, confesserò. La torta immortalata quissù è...è...è...una Tentazione Cameo. Una torta pronta. Quelle che sanno fare anche gli scemi. Di quelle che nello spot vengono sfornate dalla mamma appena tornata dalla miniera, o appena sbarcata da Cape Canaveral, ero su Marte, sapete com'è, ma ho ancora voglia di farvi una torta. E quella, la torta, esce fuori sofficissima e buonissima e i bambini se la sbafano belli sereni. Bene, quindi. Sono pronta. Che il castigo divino, meritatissimo, si abbatta pure sul mio capo chino. Così orando, moriva. Con ancora briciole di cioccolato attaccate alle povere vesti.

21 ottobre 2007

Che male c'è.

Oh, insomma, mica staremo qui a fare i puristi, no? A parlare per settimane di funghi, castagne e polenta? Ancora dell'autunno non ne ho voglia, in cucina, dico, anche se ho comprato zucca a tonnellate per quel famoso cake, che ancora non mi decido a fare, essì che il cardamomo ce l'ho, ringraziando la mia Amica e la farina di cocco pure, ma insomma, non ne ho avuto l'ispirazione, che ci vuole, sa? anche per fare una frittata. Così, ragionando bellamente nella mia cucina, domenica mattina che c'è il sole ma una zerda (do you know zerda ?) e siamo pure andate a Messa io e la PrinciGhiacciolo, e volevamo fare una torta ma dopo un'attenta ricerca nel frigo casalingo, niente burro, nemmeno l'ombra. Si sa, in una famiglia dove i grassi van tenuti a debita distanza, un panetto di burro può rappresentare una rarità. Non andiamo tanto per il sottile, deve essere torta? e torta sarà! Riesumata una pesca tardiva, sposata in semplicità a una bella mela rossa, ma che sposa sarà mai se non c'è il velo, meglio se di marmellata, perdipiù d'arance, la mia preferita al mondo. Così, tagliati i frutti a fettine sottili, io metto la pesca e tu metti la mela, per bene, così, ecco inventata la torta della domenica. Semplice e straordinaria, proprio un matrimonio ben riuscito. E se la frolla era di quelle pronte, ma mi dica un pò, contessa cara, che male c'è?

13 ottobre 2007

Do you know cassoeula?


Viene da dire, yes please. In tempi di sushi e sashimi, signora mia bella, le cose più semplici hanno un suono così inusuale e dire, Stasera faccio la Cassoeula risulta, e che glielo dico a fare, piuttosto snob. Così, com'è, come non è, ecco approntarmi per la cena di questa sera, appunto, aiutata dalla Princi che mi ha scattato questa istantanea, spiegandole che, se una vuol proprio essere oca e non trova nessun accessorio, vanno benissimo le foglie più esterne del cavolo verza adoprate alla bisogna in guisa di ventaglio. Il risultato, eccolo qui. Ma la ricetta della cassoeula, detta anche ragò, ma soltanto nella parte più estrema dell'Oltrepadania, da ove io provengo? Ecco, vado tosto ad illustrarvela.
E' un piatto non proprio leggerissimo. Una volta a stagione, si può fare.
Servono le puntine di maiale.
Le carote.
Il sedano.
La cipolla bianca.
Olio.
Il cavolo verza. Che dovrebbe aver preso la prima gelata, ma di questo passo, se avessi aspettato la prima gelata lo avrei cucinato verso febbraio e non andava bene.
Un cucchiaino abbondante di immancabile Saporita.
Che dire del procedimento.
Si piazzano le puntine nel soffritto e, bagnandole vieppiù con del brodo, si fanno cuocere. A dieci minuti dallo spegnimento del tutto si aggiungono con grazia le foglie del cavolo verza, spezzettate a mano, si è raccomandata Mia Mamma, chè tagliarle è un sacrilegio.
Una scuola di pensiero aggiunge un sguincio di superconcentrato di pomodoro e due chiodi di garofano. A piacer vostro.
A me sembrerebbe buono.
Dirovvi la faccia dei commensali, di tutto, tuttissimo rispetto.
E il mio Sposo, vista l'immagine disse Ma Sembri Una Geisha!
Sì. Col cavolo.

11 ottobre 2007

Di ricotta e di pepite.

Beh, la foto non è proprio perfetta, ma ci sto lavorando. Con la mia macchina fotografica Canon Power Shot A460, rosso fragola, da quattordicimilamiliardi di pixel, megapixel, contropixel e cugini dei contropixel, cara signora, posso far concorrenza a Corona. Tornare a Santa Polenta è come tornare a casa, col capo chino, lo ben si intenda, dacchè l'ho così trascurato, fatto promesse pochissimo mantenute, invocato perdoni e cose così. Ma adesso, voilà. Una torta, per cominciare. E col cioccolato, per finire. Senza grassi aggiunti che si dice così spesso, in effetti questo tortino qui non ha nemmeno visto col binocolo nè il panettino del burro nè la bottiglia dell'olio. Ricotta, è la risposta. La ricetta devo avervela già data, di una banalità rivoltante, ma, con l'aggiunta di una conturbate manciatina di pepite di cioccolato. Una rara bontà. E se la fotografia è ancora un pò sfuocata, ma mi dica un pò bene, lei, l'ha mai vista da vicino la prima foto di Corona?
Tutto per 3.
300 di farina, di zucchero e di ricotta.
3 uova.
Le pepite, a piacer vostro, madamigella.
E bentornata a corte.

03 settembre 2007

Dessert a vela.

E va bene. Ben poco ho cucinato in questi mesi di vacanza, presa com'ero dalle orde di figlioli e ospiti e amici, e ospiti di amici e amici degli ospiti che sono transitati dalla mia magione estiva. O meglio sì, cucinare ho cucinato, ma chi aveva l'ispirazione di riportare il tutto? Ieri sera, verso l'imbrunire, sul finire di una giornata all'insegna della vela tranquilla, vento poco ma sole magnifico, che la cambusa, cara mia, è agli sgoccioli come le vacanze, tutti si aveva voglia, dopo un piatto di fusilli al pomodoro, di un dolcetto, di uno sfizio, di una cosa un pò trasgressiva. Così, cacciata la testa in ognuno di quesi magnifici sportellini in cui si stiva con maestria ogni genere di scorta alimentare e/o di sostentamento, null'altro ho rinvenuto che un pacco di biscotti a metà e un barattolo di Regia Nutella. Detto, fatto. Ben poco so, ancora, della vita di mare. E' stata la mia prima estate, in fondo, ho imparato per esempio, che la caffettiera col caffè avanzato non si lascia in bella mostra sui fuochi, chè alla prima bolina essa si rovescia, o meglio, cade sul pavimento e da lì esplode sui candidi cuscini, macchiandoli in maniera quasi incorreggibile. In più, ho anche capito che a bordo, un insulso cracker con un cucchiaino di maionese può essere classificato tra il più lussuoso degli appetizer. Percorrendo questa ideologia, ecco che nasce il dessert di questa sera. Ingredienti:
n.2 biscotti Oro Saiwa
n. 1 cucchiaino di Nutella.
Procedimento:
tuffare il cucchiaino nel barattolo di Regia Nutella, estrapolandone una quantità media, nè troppa nè troppo poca.
Spalmarlo con delicatezza in uno dei due biscotti, facendo attenzione a non uscire dai bordi.
Applicare il secondo biscotto con chirurgica precisione, producendo una leggera pressione che faccia fuoriscire una minima quantità di ripieno, che si intravedrà anche dai buchini del biscotto medesimo.
Servire subito.
Un dessert davvero speciale, semplice, di grande effetto, soprattutto alla fonda in una baia mozzafiato e col tramonto che, se ti sporgi un pochino, puoi quasi toccarlo. Declinabile però anche per i pomeriggi di novembre, le mattine di febbraio, le sere di maggio e via dicendo.
Nella ricetta non è indicato la leccata del cucchiaino al termine dell'operazione. Ma come, ve lo devo dire io?

03 agosto 2007

Welcome bread.

Beh, non è proprio che ci vada una scienza esatta a fare il pane con la macchina. Si infilano nel cestello uno per uno gli ingredienti, si seguono con esattezza le indicazioni delle quantità, si imposta il programma e si spetta il bip. Fine dell'impresa. La cosa carina però, è il fatto di far trovare un pane fragrante agli amici che arrivano in vacanza, che hanno comprato sì le cose necessarie per la colazione, magari, ma proprio al pane non ci hanno pensato. In più, questo qui, alla ricetta base, vanta l'aggiunta di una manciatina di rosmarino, sminuzzato fine fine con la forbice. Il pane di benvenuto è pronto. La vacanza, si sa, va iniziata come si deve.
Indicazioni per il pane.
280 ml di acqua
1 cucchiaio di olio di oliva
1 cucchiaino di sale
1 cubetto o una bustina di lievito
Al primo bip, aggiungere il rosmarino.
Un bel nastrino, una conchiglia, un tovagliolino coi coralli e voilà.

10 luglio 2007

Perdono.


Ma come ho potuto. So che privare la blogosfera delle mie preziose ricette improbabilissime ma di sicuro successo, è stato davvero un errore imperdonabile. Mi rifarò. Mi sto già rifacendo. In un giorno ventoso, che non si andrà al mare ma si starà a casa a scialarsi e a sperimentare nuove ricette, imploro umilmente la clemenza della corte. Non succederà più. Il mondo non può fare a meno di Santa Polenta. Son cose che, una volte assunte, non si dimenticano più. Evvai, di ricette, quantunque.